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Antitrust e caro carburanti

L'Antitrust assolve in parte le compagnie petrolifere e abbassa la scure sul sistema normativo. In un'audizione al Senato, infatti, il presidente dell'organo di controllo della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, ha attribuito la causa del caro carburanti principalmente alle storture normative italiane e alla lenta e contraddittoria liberalizzazione della rete di distribuzione.

Catricalà ha sollevato i petrolieri dall'accusa di speculare sui rialzi e ribassi del costo del greggio e anzi, ha addirittura plaudito all'Agip, compagnia di proprietà dell'Eni, la principale società energetica italiana. Il cane a sei zampe era finito nel mirino dell'Antitrust (insieme ad altre sette compagnie petrolifere), ma in base agli accordi presi con il garante ha prontamente abbassato i prezzi di benzina e gasolio negli impianti self service, nelle ore di chiusura, portandoli al livello di quelli medi europei.

Purtroppo, secondo Catricalà, uno dei nei della rete distributiva è proprio legato a questo aspetto: il self service è presente solo nel 29% degli impianti, una percentuale largamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi dell'Ue. La responsabilità è da attribuire soprattutto alle Regioni, che non adeguano le normative locali alla liberalizzazione nazionale, volta a superare vincoli di distanze minime, orari di apertura e limiti territoriali. Nella lista nera sono finite soprattutto Lombardia e Piemonte: entrambe hanno approvato provvedimenti che reintroducono barriere legislative che ostacolano il libero accesso al mercato.

Basterà l'analisi dell'Antitrust a mutare la convinzione radicata nella maggior parte dell'opinione pubblica e delle associazioni dei consumatori, che la responsabilità del caro petrolio sia delle "avide" compagnie petrolifere? Ne dubitiamo...

Preso da Quattroruote

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